FACCIAMO IL PUNTO (N. 1)
Come gruppo di lavoro dell’Assemblea genitori ed insegnanti delle scuole di Bologna e provincia abbiamo predisposto questo per cercare di riflettere ed informare su cosa la nostra lotta abbia fino ad ora ottenuto, su come pensiamo debba proseguire, di quali strumenti si possa dotare (vedi materiali allegati).

DA DOVE SIAMO PARTITI (D.L. 137 e piano programmatico):

In agosto il governo, in nove minuti, approva la finanziaria Tremonti, decidendo (art.64 della Finanziaria) che alla scuola vengano sottratti 8 miliardi di euro e 130.000 tra insegnanti e bidelli. Gelmini ha il compito di individuare il modo di fare cassa.

Il primo settembre Gelmini ha svolto il suo compito e lo presenta al Governo che lo approva: grazie al decreto legge 137 la scuola elementare (tutte le classi) verrà portata a 24 ore e con un unico maestro.

Per “condire” ed “addolcire” il tutto inizia la campagna mediatica sulla positività di un’unica figura di riferimento, dei grembiulini e tutto il resto.

Questo decreto apre la strada ad ulteriori provvedimenti, contenuti in una bozza di piano
programmatico: materne anche solo con orario antimeridiano, aumento del numero massimo di alunni per classe, sparizione dell’insegnante specializzato di inglese (riconvertendo tutti i maestri con un corsetto di 150 ore), piani di studio “semplificati” (cioè più poveri), chiusura delle piccole scuole di montagna….

Dall’apertura dell’anno scolastico iniziano le proteste, prima di genitori ed insegnanti delle elementari, poi di liceali e universitari dell’ “Onda”.
COSA ABBIAMO OTTENUTO (Legge 169 e nuovo piano programmatico):
Il decreto legge viene convertito in legge (n.169) tra le proteste, ma con significative variazioni, frutto delle nostre lotte:

La scuola elementare a 24 ore è prevista solo per le prime classi e scompare la possibilità di una scuola materna solo mattuttina.

Contemporaneamente viene rimandata la norma sulla chiusura delle piccole scuole e fermati (sospesi?) i tagli all’Università.

Ma le proteste non si fermano, così arriva la bozza di un nuovo piano programmatico nel quale sono previsti per la scuola elementare più modelli orari e viene esplicitamente detto che non ci saranno forme di doposcuola a pagamento e neppure gestite da educatori, ma che le 30 e 40 ore dovranno essere assicurate dai maestri statali di ogni scuola.

Ma le proteste non si fermano e così si arriva al “Parere” della Commissione Cultura della Camera (“Piano programmatico di interventi volti alla razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico). Tale parere deve indirizzare la formulazione del regolamento definitivo da parte del Ministero, cioè di quel regolamento che dovrebbe realizzare quanto stabilito dalla Legge 169 sul maestro unico e le 24 ore.
Nella prima versione di tale “Parere” (predisposto il 6 novembre dalla Presidente di commissione Aprea) addirittura il maestro unico e le 24 ore (cioè quello che doveva essere la legge per tutte le classi secondo il DL 137, poi la legge solo per le prime classi nella Legge 169) diventano solo “una possibilità che può essere richiesta dalle famiglie”, cioè i modelli scuola ufficiali restano le 27/30 ore ed il tempo pieno a 40 ore con due insegnanti, ritorna il maestro specializzato in inglese (questa presenza di un’ora insieme al maestro di religione per due ore, secondo loro, porterebbe ad un maestro “prevalente” e non più unico…), viene mantenuto l’attuale numero di insegnanti di sostegno, aumenta il numero minimo di alunni per classe (cioè per formare una classe) e non più quello massimo (cioè sventate classi con anche 30 e più alunni).
La Commissione bilancio della Camera vede il parere e tira le orecchie alla Commissione perché capisce che così i tagli e i risparmi non sono assicurati.
Il 27 novembre il “Parere” viene approvato, non molto diverso dalla prima versione (per un confronto puntuale si veda l’allegato), ma con l’aggiunta per ben tre volte, in parti diverse, del richiamo all’art.64 (risparmi) della Finanziaria (“purché compatibili con l’attuazione dell’articolo 64…”; “nel rispetto degli obiettivi previsti dall’articolo 64”; “considerata l’esigenza di rispettare i vincoli previsti dall’articolo 64”).
Rimane la formulazione delle 24 ore a richiesta (“l’attivazione di classi affidate ad unico docente, funzionanti per un orario di 24 ore settimanali, sia effettuata sulla base di specifiche richieste delle famiglie e siano garantiti gli insegnamenti specialistici di religione e di inglese”) ma poi, i tempi scuola della primaria, prima esplicitati a 27-30-40 ore ora sono esplicitati a 24-27-30-40 ore.

Il parere approvato è dunque il frutto di due esigenze diverse: l’Aprea che un po’ “apre” alle famiglie e Tremonti che vuole garanzie sui soldi. Il testo definitivo è cioè una contraddizione in termini tra le necessità di fare cassa (tre volte il riferimento ai tagli della finanziaria) e non sputtanarsi con le famiglie (due volte il richiamo alla domanda delle famiglie (“la legge 30 ottobre 2008, n. 169 di conversione del decreto-legge 1osettembre 2008, n. 137, va integrata con gli ulteriori modelli organizzativi vigenti e sempre in ragione della domanda delle famiglie”; “sia stabilito il tempo scuola in funzione non soltanto delle esigenze di riorganizzazione didattica, ma soprattutto in ragione della domanda delle famiglie”).

Ora, poiché l’esigenza di Tremonti (tagliare sulla scuola) cozza con l’esigenza delle famiglie (non tagliare sul futuro dei loro figli), la partita è lunga (da qui/gennaio agli organici di fatto a settembre) e tutta da giocare.
Vediamo quali sono le nostre carte.

COSA FARE ORA, COME ANDARE AVANTI
Con una corretta informazione, raggiungendo chi ancora non è stato raggiunto (pensiamo ad esempio alle scuole materne, solo in parte mobilitate), informando su quello che la mobilitazione ha già ottenuto e quello che deve ancora ottenere, ricordando che anche con la Moratti e col Governo Prodi i tagli previsti dalle finanziarie, seppur già leggi, furono poi di fatto sospesi in seguito a forti battaglie per l’ottenimento degli organici (cioè degli insegnanti). E con la consapevolezza che se in una scuola saranno richieste 24 ore da parte di 15-20 genitori, si formerà una prima a 24 ore e ci saranno conseguenze anche per le altre classi (ad esempio cambio di insegnanti perchè l’individuazione dell’insegnante in più “soprannumerario” determinerà un rimescolamento degli insegnanti sulle classi; ad esempio perdita di ore di compresenza, ecc.).

E se la finanziaria non cambierà (al momento sembra proprio improbabile…) è proprio la battaglia sugli organici il prossimo lunghissimo fronte che ci aspetta.

Cioè:

1. PREISCRIZIONI (dicembre/gennaio o febbraio/marzo se verranno rinviate): bisogna che l’offerta formativa che le scuole presenteranno alle famiglie per le nuove iscrizioni siano le 30 e le 40 ore con le compresenze. L’offerta formativa, ai sensi delle leggi vigenti (DPR n. 275/99), viene deliberata (decisa) dal Consiglio d’Istituto sulla base della proposta del Collegio dei Docenti (il Dirigente scolastico può pensare quello che gli pare, indirizzare, minacciare, ecc. , ma non ha potere decisionale); a questo scopo può essere utilizzata la mozione in allegato. Occorre premere sui Collegi e sui rappresentanti dei genitori eletti nei Consigli d’Istituto e di Circolo affinchè dichiarino di mantenere l’organizzazione attuale giudicandola la migliore per l’istruzione e la formazione dei bambini.
Occorre dare battaglia agli “Open day”, cioè nelle riunioni di presentazione delle scuole: a quelle riunioni vanno tutti i genitori, anche quelli non ancora raggiunti da una corretta informazione e tutti ansiosi di scegliere il meglio per i loro figli. Bisogna saper spiegare anche a chi ha difeso istintivamente o per convinzione politica la riforma Gelmini che meno tempo scuola, un solo insegnante “tuttologo e non specializzato” e programmi ridotti non sono certo il bene dei loro figli.
Bisogna far vedere una forte determinazione al Dirigente perchè si attivi per richiedere con forza l’organico necessario.
Se il modulo per le preiscrizioni non tiene conto delle esigenze, va accompagnato da un modulo integrativo (che abbiamo predisposto) nel quale richiedere modulo e tempo pieno con le compresenze.
La pressione sarà ancora più forte se anche chi è già iscritto farà protocollare alla propria scuola la richiesta di mantenimento integrale del modello scolastico scelto e concordato con la scuola al momento dell’iscrizione in prima negli scorsi anni (anche in questo caso può essere utilizzato un modulo da noi predisposto).
Copia di questi moduli andrà recapitata al Direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale (via fax o in delegazione/manifestazione, decideremo insieme).
Insomma, le preiscrizioni devono diventare il “Referendum” contro le 24 ore ed una scuola povera e a favore di una scuola di qualità.

2. LOTTA PER GLI ORGANICI: a primavera verrà richiesto dai Dirigenti l’organico “di diritto”. Occorrerà che i Consigli d’Istituto (e i Comitati dei genitori, gruppi di genitori, ecc.) vigilino perchè sia inviata come richiesta quanto necessario per soddisfare le richieste dei genitori (e non del Ministero, da cui è facile immaginare verranno pressioni e indicazioni al ribasso).
In estate e all’inizio della scuole occorrerà organizzare la pressione per avere quanto eventualmente (sicuramente) tagliato; è così da almeno 10 anni a questa parte; anche quest’anno gli insegnanti in meno sono stati integrati solo dopo le prime settimane di scuola, a seguito di una forte pressioni dei genitori e dei sindacati.

Infine questa lunga lotta che si svolgerà passando in gran parte per le sedi “istituzionali” (scuole, Dirigenze scolastiche regionali e provinciali, ecc.) va accompagnata e rafforzata ancora e sempre da manifestazioni dal basso, di vario tipo, per far vedere che non molliamo e vigiliamo, che vogliamo il ritiro degli 8 miliardi di tagli, l’unica dimostrazione vera che il governo ha deciso di ascoltarci davvero (e non solo di aspettare tempi migliori e che noi ci sgonfiamo): ieri sono state le manifestazioni di piazza, le notti bianche, le lezioni in piazza…. Presto costruiremo insieme altri appuntamenti collettivi ad alta visibilità (a cominciare dal 19 dicembre con la Guzzanti….) insieme ad altri, anche più riflessivi, sui voti, sulla scuola che vogliamo, su cosa c’è veramente da cambiare per migliorare la scuola che abbiamo e che certo non è perfetta, figurarsi coi tagli….

CONCLUDENDO: abbiamo già ottenuto tanto, rispetto alla situazione di sfascio totale iniziale, ma c’è ancora molto da ottenere e se molliamo rischiamo di perdere anche quello che abbiamo finora conquistato.
GRUPPO DI LAVORO DELL’ASSEMBLEA GENITORI ED INSEGNANTI
DELLE SCUOLE DI BOLOGNA E PROVINCIA.